Riflessioni sul Meridione d’Italia

a cura della Dott.ssa Valentina Dell’Aira

Mi piace pensare che l’enunciazione del termine Mezzogiorno, per definire una macroregione economica che comprende l’Italia meridionale e quella insulare, sia legata all’Ostro, il vento del Sud che spira deciso nelle terre che per secoli, fino ai nostri giorni, hanno affascinato per storia, cultura e tradizioni, viaggiatori ed intellighenzie provenienti da ogni parte del mondo. Io sono meridionale e proprio il profondo legame, inscindibile che mi correla al Sud, fa sì che io possa permettermi di essere nel contempo appassionata e critica nell’analisi socio-economica che lo caratterizza.
Secondo quasi tutti i principali indicatori, il divario tra il Nord e il Sud dell’Italia continua sensibilmente ad aumentare, palesando agli occhi di tutti un’Italia a due e più velocità.

L’ultimo rapporto dello Svimez sullo stato dell’economia meridionale riflette un’immagine preoccupante ed insieme a Censis ed Istat mostrano sotto la lente la gravissima condizione di disagio delle regioni meridionali.
Un’ altissima percentuale di abitanti del Sud vive una condizione di indigenza a “rischio di povertà o di esclusione sociale”.

Nel Sud d’Italia un giovane su tre non lavora e non studia, dato che accresce sensibilmente le statistiche NEET, cioè “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, ovvero non impegnati in istruzione, lavoro o formazione.
Al Sud meno di una donna su tre ha un lavoro. Il tasso di occupazione femminile è al 31,7 per cento, poco più della metà di quello del nel Nord, dove le donne che lavorano raggiungono quasi il 60%.

Oggi il tasso di natalità del Sud è sceso sensibilmente, arrivando allo stesso livello di quello delle donne del Nord. Se nel conto vengono considerati anche gli stranieri, nell’ultimo decennio la natalità del Nord ha superato quella del Sud.
Stando a dati statistici certi, nel Sud circa il 40% degli immobili risulta abusivo, contrariamente a quanto accade nel resto d’Italia.
La rete ferroviaria ad alta velocità nel Sud è lunga poco più di un quarto di quella del centro Nord.

Nonostante il turismo sia indiscutibilmente la risorsa più rilevante del Mezzogiorno, con un crescente numero di siti UNESCO, anche in questo settore, il Sud risulta in coda rispetto ad altri luoghi del Paese.
Secondo uno studio della Commissione europea (Anticorp) sulla qualità dei servizi pubblici, l’imparzialità della somministrazione e il livello di corruzione, su 206 regioni d’Europa, sette sono le regioni del Sud tra le ultime 30 posizioni.

Secondo il Ministero della Giustizia, la durata media effettiva dei procedimenti giudiziari nel contenzioso ordinario e commerciale, mentre al Sud è di quasi quattro anni, di contro si attesta a due anni e mezzo nel resto d’Italia.
La totalità delle regioni del Centro-Nord ha livelli di uso del web superiori al valore nazionale, mentre nel Mezzogiorno la quota scende vertiginosamente . Relativamente al reddito familiare medio le differenze sono abissali con le regioni del Nord abbondantemente sopra la media nazionale, mentre quelle del Sud in fondo anche a questa classifica.
Questo gap fra Nord e Sud, ci pone un quadro impietoso, fallimentare rispetto alle aspettative unitarie, confermando la centralità di una “Questione Meridionale” che dal 1873 con Billia, continua a raccontarci una situazione economica sofferente del Meridione d’Italia, che di contro prima del 1861 vantava rilevanti ricchezze e primati. Mi riferisco alle numerosissime invenzioni che vennero brevettate proprio nel Regno delle due Sicilie, alla prima ferrovia, alla prima locomotiva, all’invenzione del telegrafo, al primo codice marittimo, all’ordinamento che pose le basi per la salvaguardia dei parchi naturali e paesaggistici, alla prima università di lingue in Europa, ovvero l’Orientale. Nella fase borbonica, dunque, le Regioni che oggi denotano primati in regressione socio economica ovvero Campania e Sicilia, grazie alle loro ricchezze naturali e alla loro considerazione di “capitale” nell’impero borbonico, erano invece le regioni più ricche. Sicuramente il sistema borbonico aveva delle failures nell’ambito della distribuzione delle egemonie fra le diverse classi sociali, ma è assodato che il Regno Delle Due Sicilie assolveva un ruolo centrale nelle dinamiche politiche ed economiche nel contesto degli altri regni.
All’indomani del 1861 si assisterà di contro, ad una stravolgente mutazione degli equilibri con conseguente implosione economica, che da quel momento in poi non consentirà una reale e significativa affermazione di una classe borghese proponente, a favore di quello sviluppo industriale che si affermerà invece, in maniera esponenziale nei territori del Nord Italia.

Questo stato di cose ha portato un filone di meridionalisti a denunciare il fatto che i fondi europei destinati al Mezzogiorno fossero nettamente inferiori rispetto a quelli destinati al Nord., mentre l’Huffington Post affermava di contro, che “I fondi europei, il Sud li spende poco e male”.
Il recente governo ha posto un nuovo Ministero per politiche mirate al Sud, un segnale positivo rispetto alle legislature passate, che nonostante la folta rappresentanza di soggetti di provenienza meridionale, non hanno attivato politiche tangibili in merito.
Già il quadro dell’ambiente fisico meridionale, esprime una realtà idrogeologica molto aspra ed un ambiente geografico, che tende alla cristallizzazione di alcune condizioni caratterizzanti del territorio, che sembrano allinearsi in un tutt’uno a schemi culturali e sociali profondi, che rallentano l’adeguamento al crescente sviluppo nazionale ed europeo.

La “sudditanza” dei processi di industrializzazione del Mezzogiorno è data non solo dalla predominanza di gruppi finanziari e industriali del nord ma principalmente da una sorta di attivismo speculativo lontano da una reale volontà di crescita a favore del meridione, in cui economia equa ed ecocompatibile sono ancora oggi temi da enucleare.
Problema antico ed irrisolto, quello del Mezzogiorno d’Italia, da 150 anni oramai.

Stiamo vivendo un’era cruciale in cui risulta vitale per arrestare la desertificazione culturale e sociale nel Mezzogiorno, l’attivazione di politiche immediate che possano arginare e superare la crisi internazionale che coinvolge il Sud in maniera più critica, sia rispetto al resto della nazione che relativamente al contesto europeo, in quanto l’arretratezza e l’abbandono del Sud Italia causerà e sta già causando ripercussioni ad ampio raggio.
La chiave di volta consisterà nel far tesoro degli errori commessi nel passato recente, trasformandoli in leve propositive, riallacciando, qualora siano mai esistite quelle sinergie d’intenti a favore di uno sviluppo armonico ed equo su tutto il territorio nazionale, attenzionando concretamente alla macrostruttura sovranazionale, più semplicemente definita “Unione Europea” le esigenze sopra descritte e rivendendo le cattive politiche europee che hanno svalutato il lavoro e ridotto gli investimenti, globalizzando le risorse ed annientando le preziose peculiarità caratterizzanti di ogni Paese, ritornando ad ogni singola realtà europea la dignità che merita e non sottomettendola alla volontà egemone dei pochi.
L’austerità a senso unico blocca gli investimenti e favorisce l’abbandono del Mezzogiorno. La classe dirigente meridionale investe poco e male gli unici soldi disponibili.

A livello nazionale, poi, il nodo principale, è dato da quel farraginoso meccanismo redistributivo fra le differenti aree del paese che viste le risultanti, ha funzionato poco e male, a causa di una gestione dei servizi pubblici che, a parità di risorse finanziarie, è molto peggiore al Sud che al Nord e contribuisce ad una scarsa capacità di fare impresa e di produrre ricchezza con capacità competitiva a causa di un iter che dovrebbe essere monitorato costantemente dai responsabili delle politiche pubbliche, anziché esser rianimato dai soli interventi straordinari assistenzialistici, che rimangono fini a se stessi.
Risulta vitale un corretto know-how sui fondi strutturali europei, riorganizzando secondo nuove prospettive, a lunga scadenza le politiche generali che riguardano l’ istruzione, la sanità, la giustizia, personalizzandole seguendo le inconfutabili diversità territoriali, puntando su un “capitale sociale” di livello, che sensibilizzi al senso civico, alla partecipazione alla vita culturale collettiva, a dispetto di tutte gli stereotipi negativi che appesantiscono gravemente quelle esigue ma tenaci realtà territoriali che nonostante le gravissime difficoltà contingenti perseverano nel voler trasmettere al resto d’Italia, dell’Europa e del mondo intero, che questo Sud propositivo, fattivo, pregno di solide radici culturali, lavora consapevole che le eredità passate sono difficili da superare ma non immutabili; nel nostro inimitabile Sud abbiamo delle isole felici, delle imprese sane che portano il buon nome nel mondo, aree di buona amministrazione che supportano un tessuto sociale del fare, che va protetto e valorizzato con coerenza e buon esempio . Esistono nel Mezzogiorno degli esempi istituzionali che con coraggio operano in territori corrotti e malsani, applicando a mo’ d’esempio, condanne penali ma anche sanzioni civili, ma occorre operare a più ampio raggio. I meridionali perbene e ve ne sono una nutrita percentuale, vogliono un Sud di imprese vincenti, di sane realtà civiche, di progresso, imprescindibile da un sistema civile, politico e culturale di livello, partner necessario delle straordinarie potenzialità che esso offre, che non consenta oltremodo di colmare quel deleterio black hole, con un anacronistico sudismo piagnucoloso che rischia di riportare il Mezzogiorno indietro nei secoli, in quell’autocommiserato immobilismo di sentore Tomasiano. Urge rilanciare le politiche del Sud dalle sue fondamenta, attivando un processo di profonda trasformazione, di rivoluzione culturale, di risveglio di coscienze acquiescenti, che non prescinda da una giusta dose di autocritica, che si ispiri a quello stupor mundi che ha fatto parte della nostra luminosa storia e che dobbiamo ritrovare nei meandri delle singole coscienze., se è vero come è vero che è nel Sud “che si trova la chiave di tutto”.

Nasce, nella Capitale, il Comitato per lo Sviluppo Economico del Mezzogiorno d’Italia (SEcoM)

Ispirato dall’esigenza di incentivare la promozione delle eccellenze meridionali, il Comitato SEcoM (www.comitatosecom.it) intende aggregare una qualificata rappresentanza, in ambito scientifico e culturale, al fine di operare un’efficace azione di stimolo presso le autorità centrali ed europee sui temi dello sviluppo economico dell’area comunemente identificata come ‘Mezzogiorno d’Italia’.

“Il Comitato – dichiara il presidente e fondatore dott. Paolo Rivelli – si pone l’obiettivo di contribuire ad una analisi capillare, con una visione ‘glocal’ delle risorse, volta a restituire alle realtà locali del Mezzogiorno d’Italia una centralità a livello globale, attraverso la promozione di tutte quelle iniziative di sensibilizzazione, divulgazione e salvaguardia delle Eccellenze del Mezzogiorno d’Italia che possano contribuire in maniera concreta e sensibile allo sviluppo delle regioni del versante centro-meridionale del Paese.

Le azioni di osservazione territoriale promosse dal Comitato saranno volte ad un riposizionamento strategico del Sud, nelle politiche italiane ed europee, attraverso l’intercettazione di aree di sviluppo che rappresentino un volano per l’economia e lo sviluppo del Mezzogiorno attraverso una crescita equa, economica ed eco-compatibile.

Il Comitato, presieduto dal Dott. Paolo Rivelli, è inoltre composto dalla dott.ssa Valentina Dell’Aira, delegata alle relazioni esterne e comunicazione istituzionale e dal dott. Ugo Cavaterra, delegato alla “Cultura e Tradizioni”.

Gli obiettivi del Comitato per lo Sviluppo Socioeconomico del Mezzogiorno

Il Comitato SEcoM si propone i seguenti obiettivi:

  1. Contribuire in maniera concreta allo sviluppo socio economico del Mezzogiorno;
  2. Ribadire la centralità del Meridione d’Italia come ponte tra Europa e Mediterraneo;
  3. Promuovere la progettazione e costruzione di infrastrutture idonee allo scambio ed alla distribuzione delle merci, che transitano nell’area e destinate al continente:
  4. Istituzione di una Macroregione del Meridione (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia);
  5. Promozione di un Intergruppo Parlamentare denominato “SVILUPPO ECONOMICO DEL MEZZOGIORNO” di stimolo alla attività legislativa in ordine al perseguimento degli scopi statutari.